02
Apr
2012

Addio Omar Calabrese...

Addio Omar Calabrese...
Rita Biganzoli

E' scomparso oggi a soli 63 anni, nella sua casa di Monteriggioni (Siena), stroncato da un infarto, Omar Calabrese uno dei più grandi semiologi italiani e studioso di fama internazionale...

Omar Calabrese è stato il maggior divulgatore della Semiologia,  insegnata prima al Dams di Bologna e in seguito all'Universitá di Siena. La sua fama è legata anche allo studio del linguaggio dei media e della comunicazione televisiva (specie quella dei TG degli anni Settanta e Ottanta). Noto anche a livello internazionale, aveva tenuto lezioni nelle università di Parigi, Bilbao, Barcellona, Aarhus, Yale, Harvard, Berlino, Bogotà, Buenos Aires, Zurigo, Salonicco, Mannheim, Lisbona, Bucarest.

Benché autore di numerosi libri, soprattutto sulla semiotica della pittura,  il suo impegno accademico è andato di pari passo con quello politico. Attivo nell'ambito della sinistra (è stato considerato tra i promotori e "padri" dell'Ulivo")  è stato consigliere comunale a Bologna, assessore alla cultura del Comune di Siena, consigliere della Presidenza del Consiglio dei ministri per l'editoria e la comunicazione, presidente dell'Associazione italiana di studi semiotici, della Fondazione mediateca regionale toscana e del Corecom, il comitato regionale radiotelevisivo della Toscana.

Ha collaborato inoltre con testate di grande rilievo tra cui il Corriere della Sera, Panorama, La Repubblica, l'Unità ed El Pais; ha inoltre diretto alcune riviste tra cui Alfabeta.

Tra le sue pubblicazioni più note, tradotte in dieci lingue, figurano «Semiotica della pittura» (Il Saggiatore, 1980), «Come si vede il telegiornale» (Laterza, 1980, in collaborazione con Ugo Volli), «Il linguaggio dell'arte» (Bompiani, 1984), «L'etá neobarocca» (Laterza, 1987), «Caos e bellezza» (Domus Academy, 1991), «Il telegiornale: istruzioni per l'uso» (1996), «Come nella boxe. Lo spettacolo della politica in tv» (Laterza, 1998), «Breve storia della semiotica» (Feltrinelli, 2001), «Bizzarra mente» (Feltrinelli, 2002), «Come si legge un'opera d'arte» (Mondadori Universitá, 2007) e «L'autoritratto» (La Casa Usher, 2010).

Di Calabrese però, accanto alla stima per la sua grandezza come studioso,  resta a noi, suoi ex studenti,  soprattutto un'immagine: il professore seduto alla cattedra, con la sigaretta in mano, che raccontava la sua lezione, trasmettendo (a molti di noi sicuramente) la sua stessa passione e, soprattutto, mostrando sempre un grande rispetto  per i giovani (studenti e ricercatori) che lo attorniavano con entusiasmo, contribuendo a creare un ambiente di studio vivace, nuovo, unico per la mia esperienza universitaria, al punto  che ne conservo  indelebilmente il ricordo dopo tanti anni, con sincero affetto e con molta nostalgia. 

Grazie professore!


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