• 14
    Dic
    2003
    OPOPOMOZ
    (1804 click) - Sim Van
    Napoli, capitale del Presepe.
    Una famiglia partenopea è in procinto di festeggiare un Natale veramente speciale: la notte del 24 dicembre, proprio in giorno della nascita di Gesù bambino, la mamma di Rocco metterà al mondo un nuovo fratellino.
    Tutti sono pronti a festeggiare l'evento, tranne Rocco, geloso del futuro fratello.
    Tre diavoletti pasticcioni, Farfaricchio, Astarotte e Scarpino, faranno di tutto per tentare di impedire la nascita del bambino e, contemporaneamente, dello stesso Gesù. La formula magica Opopomoz condurrà Rocco nel Presepio alla scoperta di un mondo incantato.

    Cartone animato dedicato ai bambini.
    Il regista di La gabbianella e il gatto, Enzo D’Alò, torna, con questo film di animazione, alle sue origini partenopee accompagnato dalle musiche di Pino Daniele e dalla sceneggiatura di Furio Scarpelli oltre che dal doppiaggio di illustri attori: Peppe Barra, Silvio Orlando, John Turturro ecc.
    Tutta la tradizione sacra del Natale (il lungo cammino dei genitori di Gesù, l'epifania dei Re Magi e quant'altro), vengono trasportati su un piano popolaresco.
    Tutti i personaggi parlano il dialetto napoletano e si muovono quasi inconsapevoli della rivelazione.
    La metafora della nascita umana e allo stesso tempo divina è racchiusa nelle parole pronunciate dalla madre di Rocco: ogni volta che nasce un bambino, nasce Gesù. Molto riuscito il connubio tra il mondo fantastico e quello terreno che regalano, ai più piccoli, una visione graziosa e leggera.
    Durata 1h e 15’.
  • 11
    Dic
    2003
    Lost on Translation, L'Amore tradotto
    (1773 click) - Sim Van
    Tokio. All’interno di un albergo da favola, due americani, apparentemente molto diversi, incrociano i loro sguardi riprendendosi dallo smarrimento della propria persona che la megalopoli nipponica esaspera inopinatamente. Bob è un attore televisivo ormai in decadenza che sfrutta commercialmente il residuo sfocato della propria immagine, Charlotte è la moglie di un giovane fotografo che lei ha raggiunto nella capitale giapponese. Sono due anime sole che si rivelano, l’uno con l’altra, estremamente sensibili e recettive.

    Commedia dolce amara, delicata e piacevole. Sophia Coppola, che già aveva dimostrato il suo talento nel drammatico "Il giardino delle vergini suicide" si ripropone con una grazia ed una semplicità di cui il cinema ha sempre bisogno. "Volevo fare un film romantico e divertente", spiega la regista in conferenza stampa, "l'ispirazione mi è venuta dai miei numerosi soggiorni in Giappone, quando avevo poco più di venti anni. Mi piaceva l'idea di come, negli alberghi, si incontrino sempre le stesse persone tra le quali, senza conoscersi, si instaura uno strano e intenso rapporto".
    La resa degli attori e straordinaria: Bob (Bill Murray) e Charlotte (Scarlett Johansson) sono due personaggi normalissimi quanto eccezionali. La regista Sophia Coppola sembra aver preso il testimone del celeberrimo padre Francis Ford: ha la capacità di sfiorare ogni dettaglio con uno stile molto misurato e tecnicamente curato riuscendo a fluttuare con la sua macchina da presa tra le strade, le persone, i meandri dell’albergo ed i locali chiassosi ed affollati di una notte che sembra interminabile. Notevole è la disinvoltura con la quale si passa dalla gag divertente (esilarane la scena in cui Bob è impegnato con le riprese per lo spot pubblicitario e quella della macchina infernale nella palestra) a situazioni commoventi e malinconiche, ma mai angoscianti.
    Chissà cosa volesse significare la comparsa sul piccolo scherno di Marcello Mastroianni ne La dolce vita di Fellini !
    Durata 1h e 45’.
  • 10
    Dic
    2003
    Kill Bill Volume1
    (2648 click) - Sim Van
    Bill è il capo di una banda femminile di sadici criminali con nomi di serpenti velenosi. Il film narra la resurrezione della sposa, Uma Thurman, massacrata il giorno del matrimonio proprio da Bill, suo ex capo ed amante. Black Mamba non è morta ma, rimasta in coma per anni, torna alla vita con occhi da belva ferita e con un solo obiettivo: uccidere Bill.

    Occhi estirpati dalle orbite, calotte craniche tagliate, lingue strappate, arti amputati, crani magmatici deformati dalle percosse: Kill Bill è sicuramente questa spremuta di sangue e violenza insensata. E’ anche molto, tanto, di più: è l’apoteosi di Tarantino; è il primo capitolo della più entusiasmante realizzazione cinematografica di questo regista che si concluderà a marzo con l’uscita dell’atteso Kill Bill volume 2, partorito dalla vertiginosa lievitazione della fantasia e del budget di Tarantino (55 milioni di dollari) il quale, piuttosto che rassegnarsi ai tagli, ha preferito dividere il film in due episodi che costituiscono il parto gemellare del quarto e quinto film dell’autore di Pulp Fiction.

    Kill Bill è una miscela esplosiva di spaghetti western alla Sergio Leone e film di arti marziali anni ’70 che il regista omaggia facendo indossare alla protagonista la mitica tuta gialla da motociclista che Bruce Lee sfoggia ne L’ultimo combattimento di Chen.
    La cura dei dettagli è maniacale (non solo la cura dei dettagli!): le scene splatter sono il frutto dell’opera di un artista cinese del cinema d’azione, l’animazione manga è affidata agli studios giapponesi più famosi, le citazioni sono da antologia cinematografica, le musiche fantastiche.

    Non a torto, qualcuno ha scritto che Kill Bill è un film che farà sempre più amare Tarantino ai suoi estimatori ma, ancora di più, lo farà odiare ai suoi detrattori.
    Nel vedere tutta quella efferata violenza condita da spruzzi di sangue che paiono zampillare fino a sopra le ginocchia dello spettatore, qualcuno può ricordare, con un certo piacere, quella puntata di Grattachecca e Fichetto, il cartoon preferito dai piccoli Simpson, in cui compare un Quentin Tarantino al quale i due, eccezionalmente alleati, riservano il trattamento che il regista fa patire ai suoi protagonisti e propina al suo pubblico.

    Durata 1h e 50’.
  • 17
    Nov
    2003
    Recensione su MATRIX REVOLUTIONS
    (2103 click) - Sim Van
    Zion si prepara a combattere perchè le macchine sono sempre più vicine, Neo è in coma e Morpheus è in crisi mistica perchè la profezia sembra non esistere ...come finirà?

    "Tutto quello che ha un inizio, ha una fine."
    Si può dire che è questa la chiave di Matrix, una frase semplice che ci condurrà alla fine di questa sofferta trilogia.

    Per chi si è perso le puntate precedenti, ricordiamo che Matrix è una realtà onirica creata dalle macchine per far vivere tranquillamente le milioni di persone cablate a loro insaputa all'apparato energetico del mondo delle macchine (scusate la ripetizione).
    Gli uomini sono ridotti a pile umane.
    Gli abitanti di Zion sono gli unici uomini che, pur vivendo segregati in una città stato nelle profondità della terra, conosco quale sia la vera realtà e cioè che il mondo è in realtà distrutto dalla passata guerra e il cielo oscurato per cercare di togliere gli approvigionamenti energetici alle macchine.
    Scopo di questi uomini è sopravvivere, liberare altri esseri umani, trovare l'eletto e sconfiggere le macchine.
    Diciamo che nel primo film i primi 3 punti riescono ad essere perseguiti.

    Nel secondo film vediamo Neo (l'eletto) travestito da prete portatore della fede, lottare contro il nuovo agente Smith versione 2.0 e scoprire la sua vera natura.
    Cioè che l'eletto è un sistema di protezione della matrice stessa e che ciclicamente (è successo altre 6 volte), ritornando alla sorgente, resetta e ripulisce quello che è il sistema generale.

    La "scelta" di Neo sarà quella dettata dal cuore.
    Sceglierà di salvare Trinity invece di tornare alla sorgente.

    Perchè?
    Perchè è un uomo e possiede il libero arbitrio e la consapevolezza delle sue azioni...forse.
    Fine riassunto.

    In questo terzo e ultimo episodio (forse), fondamentalmente assistiamo a due grosse battaglie (mostruose).
    La prima che vede gli abitanti di Zion combattere contro le macchine che sono riuscite a penetrare le mura della città.
    La seconda che vede Neo combattere contro l'agente Smith versione 3.0 (versione 3 perchè ha "assimiltato" l'oracolo e quindi è diventato ancora più forte).

    Per vincere entrambe le battaglie ci sarà bisogno di Neo...ma naturalmente non vi diciamo altro.

    Gli effetti speciali di questo capitolo sono bellissimi, la battaglia dentro Zion è qualcosa di potente e allucinante, mentre quella fra Neo e Smith è un incrocio fra un incubo e una puntata di DragonBall (!!!).

    Tirando le somme su questa trilogia:
    Matrix 1 - un evento
    Matrix 2 - il fulcro dove grazie ad alcuni chiarimenti ruota la vicenda "matrice"
    Matrix 3 - il naturale epilogo

    Andate a vederlo.
    Punto e basta.


    Saluti
  • 05
    Nov
    2003
    Matrix 3 Revolution, una mezza delusione?
    (1934 click) - Sim Van
    Negli States l'ultimo film della trilogia di Matrix non è stato accettato con lo stesso entusiasmo del primo e del secondo episodio... una brutta fine?
  • 23
    Mag
    2003
    MATRIX RELOADED Regia di Andy e Larry Wachowski
    (1502 click) - Sim Van
    Superati gli ostacoli e le difficoltà della sua iniziazione, Neo, l'Eletto, ha la totale padronanza dei suoi straordinari poteri e continua ad entrare ed uscire da Matrix, insieme a Trinity, per combattere contro le forze nemiche.

    Nonostante il loro impegno, tuttavia, Zion, l'ultima roccaforte segreta degli uomini, è assediata da un esercito alieno di oltre 250.000 unità.
    Contemporaneamente Neo deve decidere come può salvare Trinity dall'oscuro destino prospettato nei suoi sogni.

    Innanzitutto, occorre avvertire che Matrix Reloaded non suscita gli stessi entusiasmi del primo Matrix di cui conserva solo in parte la filosofia.

    Comunque si tratta di un film indubbiamente molto spettacolare pieno di effetti speciali che da soli basterebbero come invito ad andare al cinema.
    Una nota particolare, inoltre, la merita la bellissima Monica Bellucci che, se recitasse nel cinema muto, sarebbe sicuramente molto più apprezzabile (in Matrix Reloaded, sembra abbia in bocca una pallina da ping pong mentre parla).

    Matrix incombe su tutti i cinefili doc rimasti naturalmente affascinati dall'atto primo della trilogia di Andy e Larry Wachowski: un soggetto nato appunto come saga in tre parti nel lontano 1991, preceduto soltanto dall'esordio dei Wachowski nel 1996 con "Bound Torbido inganno" arrivato sul grande schermo nel 1999, ma capace di sbancare il box office e ripetersi al momento dell'uscita in DVD.

    In Matrix Reloaded, evento speciale fuori concorso a Cannes 2003, tornano dunque Neo, l'ex hacker divenuto l'eletto, il guru dei ribelli Morpheus e la splendida Trinity, la donna destinata ad innamorarsi dell'eletto.

    Il film cresce di ritmo e intensità col passare dei minuti (in effetti si combatte e si spara sin dal primo secondo), fino a tornare ad aggirarsi intorno a quel che era in origine, ovvero nella prima versione, soprattutto nelle rivelazioni finali che aggiungono nuovi elementi al già cervellotico mosaico da cui si comprende solamente che <I>Matrix Reloaded è "semplicemente" un puntata di passaggio</I>.
    Durata 2h e 18'
  • 12
    Dic
    2002
    LA 25^ ORA di Spike Lee
    (1688 click) - Sim Van
    New York.
    Stati Uniti d'America.
    Nelle ferite ancora aperte di questa città e di questa nazione, vittime del più spaventoso atto di terrorismo della storia, si snodano le ultime ore di libertà di Monty, spacciatore newyorkese, interpretato da un eccellente Edward Norton.

    Capolavoro assoluto di Spike Lee.
    La 25° ora, prima vera opera cinematografica nata dalle macerie di Ground Zero, è un canto straziante e inquieto dedicato ad una città che sopravvive a se stessa.
    Il fascio di luci gemelle proiettate in cielo sembra implorarne la resurrezione.

    Monty (Ed Norton) è un pusher disorientato e impaurito ma anche coloro che sono attorno a lui non sembrano passarsela meglio: la sua donna, Naturelle (interpretata da Rosario Dawson che, a dispetto del nome da uomo, può turbare la visione della pellicola al pubblico maschile), il padre (Brian Cox), il compagno d'infanzia Frank, broker di Wall Street (Barry Pepper) e Jacob (Philip Seymour Hoffman), impacciato insegnante di lettere, sembrano tutte vittime dello stato delle cose in cui si trova la loro amata/odiata città.

    Il film trae origine dall'omonimo romanzo di David Benioff pubblicato in America alcuni mesi prima dell'11 settembre, ma scritto comunque alla fine degli anni Novanta.

    E' il racconto di un pusher newyorkese che decide di passare le ultime 24 ore di libertà, prima di finire in carcere per una condanna a sette anni di reclusione, in compagnia delle persone più care e nei luoghi più personali della sua città.
    Quella New York, appunto, che dietro le sbarre sentirà come la perdita più incolmabile quanto lo è la perdita della libertà (di cui questa città ne è appunto simbolo ed essenza).

    Insolita la scelta di Spike Lee di rappresentare lo spacciatore di turno con la pelle bianca, ovviamente, arrestato da un poliziotto di colore.

    Struggente ed assurda, toccante ed inquietante è la rabbiosa invettiva recitata di fronte ad uno specchio dal protagonista contro la sua città e le tante razze che la popolano.
    Superficiale e risibile la parte di invettiva dedicata agli afroamericani mentre, nello stesso sconvolgente monologo, si assiste ad una violenta maledizione di italiani, ebrei, portoricani, coreani ecc.

    Il film è un pugno nello stomaco soprattutto per quella parte di occidente che guarda ancora con distacco o indifferenza il dramma che ha colpito gli Stati Uniti l'11 settembre 2001.
    La 25° ora è il conto alla rovescia di una bomba ad orologeria di cui non si vede la deflagrazione perchè, ormai, la realtà ha drammaticamente superato l'immaginazione.
    Durata 2h e 14'.
  • 12
    Nov
    2002
    EBBRO DI DONNE E DI PITTURA di Im Kwon Taek
    (1801 click) - Sim Van
    Storia tratta dalla vita del pittore "Ohwon" Jang Seung Up, nato nel 1843 e deceduto nel 1897.
    Storia della Corea verso la seconda metà dell'Ottocento.
    Storia di un popolo soffocato e massacrato dal colonialismo sia cinese che giapponese, brutalizzato dalla dittatura sia conservatrice che progressista (per intenderci l'imperialismo del quale nulla si legge sui libri di storia e contro il quale manifestare non è mai stato di moda).

    In questo quadro, Seung Up è un povero vagabondo che, per esprimere la sua gratitudine a Kim, l'uomo che lo aveva aiutato, esegue rapidamente un disegno di insolita intensità.
    Il talento acerbo del giovane Seung Up non può essere perso.

    Immagini, dipinti, paesaggi, quadri sono gli strumenti con i quali il regista Im Kwon Taek, di concerto con il pittore, coglie l'occasione per dichiarare il proprio amore per la sua Corea, narrando la storia di una delle sue più celebri figure artistiche, il pittore Oh Won, ovvero Jang Seung Up.

    Il film proietta lo spettatore in un epoca ed una cultura visiva abissalmente distante dalla nostra, raccontando la vita di allora con precisi riferimenti agli avvenimenti storici dell'ultimo periodo del lunghissimo dominio della dinastia Chosun.

    All'interno di questo quadro vive Oh Won, collerico, scontroso, ubriacone, donnaiolo ma dotato di un talento innato e di uno spirito libero e creativo che lo renderanno unico ed incontrastato maestro della pittura coreana. La passione artistica è il motore di quest'uomo spesso inebriato dal vino e dalle sensuali donne orientali.

    Il regista ed il pittore sembrano lavorare in simbiosi, entrambi sono creatori di immagine: costruiscono magnifiche messe in scena, immobili all'apparenza ma nelle quali traspare una incredibile energia, straordinaria mescolanza di movimento umano ed intellettuale (c'è un concetto tradizionale coreano conosciuto come Chong Chun-dong, in cui Chong significa calmo e statico e Dong in movimento).

    La potenza dei dipinti di Oh Won si riflette nelle composizioni del regista che, contemplando lo stesso mondo naturale, ci racconta la follia e l'arte di questo grande artista, di questo pittore di-vino, la cui fine è tanto enigmatica quanto naturale è stata la sua vita.
    Durata 1 h e 57'.
  • 05
    Ott
    2002
    COSE DI QUESTO MONDO di Michael Winterbottom
    (1651 click) - Sim Van
    Storia del nostro tempo. Un orfano afghano di sedici anni, supportarto economicamente e moralmente dai parenti, decide di partire dal campo profughi di Shamshatoo in Pakistan, in compagnia di suo cugino, per la libera e prospera Inghilterra nella prospettiva di un futuro migliore.

    Il viaggio per Londra è lungo e rischioso, ma il piccolo Jamal è ostinato nel raggiungere l'agognata meta. Film documentario in lingua originale con sottotitoli; pellicola di straordinaria intensità e assoluta drammaticità. Orso d'Oro all'ultimo festival di Berlino.

    Il regista Michael Winterbottom, già autore di Butterfly Kiss e Go Now, ha realizzato un eccezionale documento da real tv pedinando il giovane profugo Jamal, e il suo compagno di viaggio e cugino, nel suo drammatico cammino verso il benessere e la libertà dell'occidente (quello demonizzato da tanti giovani occidentali liberi e benestanti).

    Il dramma di un viaggio in mano ai mercanti di schiavi, dentro container senza aria, dentro rimorchi di tir colmi di bestiame, si sente sulla pelle dello spettatore che, a fatica, si riprende al termine della visione. La drammaticità della storia e la veridicità delle riprese, accentuate dallo stile narrativo, generano nello spettatore un senso di condivisione e impotenza.

    Jamal è Jamal Udin Torabi, profugo afghano riparato come clandestino a Londra città nella quale attualmente vive. Il suo viaggio è simile a quello di tanti migranti che partono dai loro paesi per la fame e la mancanza di lavoro o per la libertà soffocata da regimi dittatoriali e sanguinari.
    L'itinerario, in linea di massima, è quello corrispondente alla famosa e antica via della seta (Pakistan, Iran, Turchia, Italia, Francia, Regno Unito), evitando la tratta, forse per noi italiani più spaventosa e attuale, in mano agli scafisti albanesi.

    Oggi siamo nel secondo millennio A.D. e la merce di allora è diventata l'uomo.
    Durata 1h e 30'.
  • 02
    Set
    2002
    LE DONNE VERE HANNO LE CURVE di Patricia Cardoso
    (1698 click) - Sim Van
    La diciottenne Ana, ragazza grassa e intelligente, al termine degli studi liceali sogna di entrare in qualche prestigiosa università degli Stati Uniti.
    Gli ostacoli economici sono facilmente superabili grazie all'assegnazione di una borsa di studio ma il modesto ambiente culturale da cui proviene non comprende tali aspirazioni. Paradossalmente la madre, con il cervello infarcito di telenovelas brasiliane, risulta la più insensibile ai desideri della figlia. L'estate di Ana, inoltre, è addolcita dalla frequentazione di un ragazzo a cui piace così com'è.

    Dopo i film sulla comunità italiana, irlandese, ebraica, cinese e greca, ecco il film su una famiglia messicana negli Stati Uniti, precisamente in California.
    Di origine colombiana ma adottata dagli Stati Uniti, la regista Patricia Cardoso, accantonata la propria laurea in archeologia, esordisce sul grande schermo con Le donne vere hanno le curve.

    La commedia riserva in effetti poche occasioni per ridere o, quantomeno, sorridere, ma, in compenso, consente non pochi spunti di riflessione di carattere psicologico e sociale.
    Per quanto riguarda il primo aspetto, bisogna dire che questo film è un sonoro schiaffo in faccia a tante aspiranti teenager che pensano che per diventare famose attrici occorra essere necessariamente belle e magre: Ana, interpretata da America Ferrera, dimostra, con straordinaria disinvoltura, la possibilità di convivere serenamente e ironicamente con i suoi chili di troppo.

    Per quanto riguarda il secondo aspetto, è da apprezzare il ritratto del contesto familiare grottesco in cui Ana vive.
    Specialmente nei modi di fare della mamma Carmen, Lupe Ontiveros, ciecamente ostinata nel gioco del rifiuto della modernità: sistemare le figlie come buone mogli è una missione a cui non ci si può sottrarre e, se con la più grande, Estela, Ingrid Oliu, le speranze sono ridotte al minimo, la giovane pagnottella Ana ha bisogno di indicazioni e premure alle quale la protagonista si sottrae con coraggio.

    Inoltre, la possibilità di scalata sociale e culturale che offre la società americana, sembra non poter essere soppressa dalla bigotta e credulona mamma Carmen.

    Ana riuscirà a dimostrare il peso della sua determinazione e la volontà di realizzare i propri sogni.

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