09
Nov
2013

L'energia di Dylan lascia il segno in Italia

L'energia di Dylan lascia il segno in Italia
Silvio Barbieri

08 Novembre 2013, Gran Teatro Geox:   Leggenda, atmosfera e poesia a Padova, nell'ultima tappa italiana

Dylan a Padova, Gran Teatro Geox, 8 novembre 2013Il colpo d'occhio verso il palco appena si entra nel Gran Teatro Geox è incredibile, una scenografia composta da un immenso telo nero e grandi ed epocali proiettori di luce calda che sembrano sospesi nel vuoto; un allestimento tutto sommato abbastanza semplice, ma che prepara l'atmosfera con una magia d'altri tempi. Più di tremila gli spettatori che sono pronti ad assistere all'ultima tappa del mini tour teatrale in Italia, dopo le 3 date di Milano e le 2 di Roma.
Alle 21.30 in punto si sente una chitarra ritmica che incalza, ma sul palco non c'è nessuno... pochi istanti e dalle quinte arriva Stu Kimball, suona l'acustica e guadagna la sua postazione, il resto della band lo segue e in un attimo Bob è a centro palco davanti al microfono, gambe larghe, stivali in pelle nera e bianca , un completo nero e acquamarina e una chioma grigia cotonata che da qualche anno non sfoggiava più preferendole il cappello da cowboy. “Things have changed” è il primo brano in scaletta, canzone scritta nel 2000 per la colonna sonora di “Wonder Boys”, che ha portato in casa Zimmerman l'Oscar per il migliore brano. E' un Dylan presente, attivo, energico e che canta di un bene, come non si sentiva da anni. “She belongs to me”, il menestrello di Duluth a centro palco si mette l'armonica sulla bocca e il Gran Teatro Geox esplode!

La band è qualcosa di magnifico, coesa e particolarmente assorta nella creazione di un sound ampio che si incastra precisamente con la voce di Bob e il suo piano a coda (novità di questo tour) che suona rimanendo in piedi per “Beyond here lies nothin' "; nel suo modo di suonare c'è tanta di quella energia che sembra attingere da Jerry Lee Lewis; c'è da chiedersi che cosa ha fatto alla voce e allo spirito, sembra rinato. Nella scaletta trova posto anche l'ultimo disco “Tempest”, in top ten tra i suoi migliori album di sempre, con la potentissima “Duquesne whistle” e “Pay in blood” in cui Stu fa un po' di confusione sulla struttura del brano e Bob non esita un attimo a riprenderlo con un plateale gesto di braccia, ma è questione di poco conto, tutto fila regolare.

Un intro acustico di Charlie Sexton (chitarra solista) fa pensare a "Desolation Row" ma alle prime parole di Dylan si capisce che si tratta della storica "Tangled up in blue" in una versione particolarmente suggestiva. Il punto in cui si nota il Dylan più carico e preso dal pezzo è sicuramente “Love Sick”, un arrangiamento indemoniato, la ritmica di George Receli e gli inserti di armonica sono un'iniezione di energia pura.
 “Grazi mille”, sono le due parole che Bob dice al microfono in italiano prima di uscire, “state qua torniamo presto”, continua in Inglese.

Venti minuti e si ricomincia tra il contrabbasso di Tony Garnier e i tappeti di slide guitar di Donnie Herron con “High water (for Charley Patton)” e ecco arrivare “Simple twist of fate”, “A Hard Rain's A-Gonna Fall”, una delicata “Forgetful heart ” quasi recitata che apre a “Spirit on the Water”, un bel risveglio pigro la domenica mattina, sul tardi. Dylan inventa al piano e la band prova a stargli dietro, questo è l'elemento caratterizzante dei tour degli ultimi anni, e anche in questo sembra rimanere invariato. La chiusura del set è con tre pezzi dall'ultimo disco: “Scarlet Town”, “Soon after midnight" e “Long and wasted years” prima di lasciare il palco per la seconda volta.

La platea, tra grida e battiti di mani, rivuole Bob on stage, e i "ragazzi" concedono 2 bis: “All along the watchtower” ha in questo arrangiamento qualche reminescenza degli anni Ottanta, mentre i saluti veri avvengono con il mito del mito, “Blowin' in the wind” che, nonostante lo stravolgimento degli arrangiamenti e l'inserimento del violino, rimane ancora fortemente riconoscibile.
I musicisti lasciano la propria postazione e si uniscono alla Leggenda a centro palco per mettersi a favore degli obiettivi fotografici prima che le luci si affievoliscano e si inizi a pensare alla prossima data del tour europeo.


 



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