24
Apr
2004

L'origine dell'astrologia

Sybilla Sybilla
Se osserviamo il cielo in una notte stellata (o, molto più prosaicamente, se consultiamo un atlante astronomico) ci accorgiamo che le costellazioni a noi visibili sono molte di più rispetto alle dodici che costituiscono il ben noto cerchio zodiacale.
Ci si potrebbe chiedere, a questo punto, chi decise (e perché) un simile schema, ovvero, in buona sostanza: chi č stato a tracciare l’antica struttura dello zodiaco, traendo da essa una sapienza millenaria?
Quando l’Uomo cominciò ad affermarsi di fronte alla potenza della Natura e si acuirono le sue capacitŕ conoscitive ed intellettive, si passò dall’ASTROLATRIA (venerazione dei corpi celesti e delle divinitŕ ad essi attribuite) ad una sempre più sistematica osservazione dei fenomeni puramente fisici che si manifestano nel cosmo, per capire se –ed in quale misura- esistessero rapporti diretti fra i moti celesti e gli avvenimenti terreni: in particolare, se –ed in quale modo- gli Astri esercitassero un influsso sulle vicende umane.
Così, <I>l’astrolatria </I>cedette il posto all’Astrologia, ma per lungo tempo ancora la credenza mistica nelle divine qualitŕ dei corpi celesti si conservava accanto all’esplorazione del cielo: fenomeno, quest’ultimo, che portò alla creazione di una disciplina razionale, l’<I>Astronomia</I>, sorta dunque in seno all’Astrologia.
Col tempo, così, i numerosi fenomeni celesti regolarmente osservati furono registrati, soprattutto per esigenze legate alle varie fasi dell’agricoltura (come, per esempio, il sorgere eliaco della stella Sirio, che coincideva con le fertilizzanti piene del Nilo in Egitto; oppure, come le osservazioni astronomiche che si possono effettuare all’interno del famoso tempio megalitico di Stonehenge, in Inghilterra, che secondo alcuni studiosi serviva appunto per l’individuazione delle varie fasi lunari –visibili fra un pilastro di pietra e l’altro- e per indicare solstizi ed equinozi).
In particolare, i babilonesi (la cui civiltŕ si formò all’inizio del II millennio a.C.) furono in grado di elaborare cartogrammi delle orbite dei due luminari -Sole e Luna- compilando tabelle relative alle eclissi solari e lunari ed alla posizione di alcune stelle fisse.
All’epoca del re Assurbanipal (668-626 a.C.) risalgono alcune tavolette di argilla della biblioteca reale contenenti l’opera astrologica babilonese, con le registrazioni effettuate dagli “osservatori del cielo” –che giŕ in tempi antichissimi avevano notato le orbite planetarie lungo l’eclittica e la fascia di 12° su cui sono collocate le costellazioni zodiacali. Tra le prime costellazioni identificate nei testi babilonesi ed associate alle divinitŕ ci sono appunto le costellazioni zodiacali, vale a dire i gruppi stellari posti lungo l’eclittica (dalle sembianze umane o animali: zodiaco deriva dal greco e significa “esseri viventi”).
Furono proprio i sacerdoti caldei a dividere in dodici parti uguali, di trenta gradi ciascuna, lo Zodiaco, così come lo conosciamo oggi, ma sembra che i nomi delle costellazioni furono “ereditati” da una non ben precisata popolazione che viveva sulle rive del Mar Caspio.
In generale, i sacerdoti caldei non erano interessati ad elaborare oroscopi individuali, riservandosi di stilare temi astrali riguardanti le vicende collettive del regno e del sovrano, quest’ultimo considerato ovviamente non come individuo ma in qualitŕ di amministratore del bene comune e di protettore dello Stato.
Dopo il tramonto della civiltŕ babilonese (539 a.C.: il persiano Ciro conquista Babilonia e questa diviene una satrapia), tutte queste concezioni cosmologiche furono raccolte dalle civiltŕ sviluppatesi in seguito, attraverso Persia e Grecia:, addentrandosi anche nel subcontinente indiano (incrociandosi con le credenze e le antiche pratiche dell’Astrologia Vedica).
Tra il VII ed il IV secolo a.C., quando apparve nel mondo ellenico la schiera dei grandi filosofi, si passò dall’Astrologia impersonale all’Astrologia individuale.
Infatti, la tradizionale idea della corrispondenza fra <I>alto e basso, fra Cielo e Terra</I>, si completa con quella dell’UOMO-COSMO, ed il pensiero greco ha una parte decisiva in questa evoluzione antropomorfica secondo la quale il fisico umano costituirebbe una riproduzione di modelli celesti.
In questo periodo si cominciarono a compilare i primi temi natali personali, con il preciso scopo di svelare il futuro dei singoli individui e, contemporaneamente, si strinsero importanti rapporti fra l’Astrologia e le altre discipline: sotto l’influenza del giŕ citato antropomorfismo, proprio del mondo greco, e della medicina dell’epoca, sorge un sistema di corrispondenze astrologiche non solo tra le singole parti ma anche tra i singoli organi del corpo umano e le costellazioni zodiacali (sistema che si č conservato ancor oggi e che č alla base dell’ASTROLOGIA MEDICA, nonché della CARATTEROLOGIA dei vari tipi astrologici).
In questo modo, l’Astrologia č stata arricchita di nuove cognizioni ma, nel medesimo tempo, č stata spogliata dal misticismo che ne caratterizzava l’origine, rivestendo i panni di una scienza alla stregua di tante altre.
Questa evoluzione sul piano materiale, prestò il fianco ad un piatto determinismo ed ad una ciarlataneria che purtroppo si diffuse grandemente nella Roma decadente, laddove personaggi privi di scrupoli abusarono dell’A. a scopo di lucro: mentre l’Impero si stava disgregando, pressato dalla minaccia dell’invasione germanica e dal sorgere del Cristianesimo, indovini di ogni genere sfruttavano le ansie dei cittadini, sgomenti di fronte all’immanenza degli avvenimenti che si stavano producendo sotto i loro occhi ma al di fuori di qualsiasi controllo.
Fu solo nel II secolo che un grande pensatore, matematico, geografo e astronomo vissuto ad Alessandria d’Egitto, CLAUDIO TOLOMEO, che si riaffermò il valore dell’A.: con il suo celebre Tetrabiblos, il primo trattato scientifico di A. pubblicato in Occidente, egli riunisce in modo sistematico tutto quello che era lo scibile astrologico noto in Babilonia, in Egitto, in Grecia, stabilendo ulteriori metodologie interpretative (in particolare, relativamente agli oroscopi individuali) ma, soprattutto, conservando il patrimonio astrologico per la posteritŕ.

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