03
Mar
2022

Pier Paolo Pasolini: Folgorazioni figurative

pasolini bologna
by Tesine.net

Bologna 1 marzo – 16 ottobre 2022: la mostra per il centenario dalla nascita di Pierpaolo Pasolini 

Bologna 1 marzo – 16 ottobre 2022

“Sono nato nel 1922 in una città piena di portici” così scriveva Pier Paolo Pasolini nell’incipit del poema autobiografico Poeta delle ceneri, ricordando la città di Bologna, alla quale restò legato sentimentalmente per tutta la vita. 

Nella  “bella e dolce Bologna”  trascorse gli anni della formazione, “forse i più belli” come si legge nel volume Un paese di temporali e primule: dagli studi al Liceo Galvani fino agli anni dell’università, e la città conservò sempre un posto speciale nella sua memoria, anche in virtù di una fede calcistica incrollabile, nata tirando calci al pallone ai Prati di Caprara.

Uno degli appuntamenti più attesi delle celebrazioni bolognesi per il centenario dalla sua nascita è la mostra “Pier Paolo Pasolini. Folgorazioni figurative” che dal 1° marzo inaugurerà il nuovo spazio espositivo del sottopasso di Piazza Re Enzo a Bologna, permettendo così anche di riscoprire un luogo nato nel 1960 e molto amato dai bolognesi che visse un periodo di grande vivacità per poi essere chiuso e dimenticato.Ora diventa la location ideale per immergersi nella mostra realizzata dalla Cineteca di Bologna che ricostruisce mettendo a confronto le immagini della grande tradizione pittorica e quelle dei film di PPP, lungo un percorso cronologico che va dall’esordio di Accattone nel 1961 all’ultimo, postumo, Salò del 1975.

Dalla pittura, che imparò ad amare tra i banchi dell’Università di Bologna agli inizi degli anni Quaranta, al cinema, che lo vide protagonista di una meravigliosa stagione negli anni Sessanta e Settanta. I capolavori dell’arte medievale e rinascimentale rivivono nel cinema di Pier Paolo Pasolini, sono riferimento visivo costante delle sue inquadrature, fonti d’ispirazioni o persino tableaux vivant

“Una storia dell’arte in forma di cinema”

Come ci ricorda Marco Antonio Bazzocchi nel saggio introduttivo al catalogo della mostra, pubblicato dalle Edizioni Cineteca di Bologna, “Pasolini ha imparato a leggere i dipinti negli anni Quaranta, grazie all’insegnamento di Roberto Longhi, che nell’autunno del 1941, a Bologna, in via Zamboni 33, ha spiegato a un ristrettissimo gruppo di studenti le differenze tra la pittura di Masaccio e quella di Masolino. Per farlo ha usato una tecnica critica assolutamente nuova, proiettando sullo schermo dell’aula i vetrini che riproducono le immagini di alcuni particolari delle opere d’arte analizzate. Lì, dai particolari, dai frammenti di un’opera, Longhi ricostruisce lo stile dell’artista, sa distinguere le fasi del suo percorso, le sa mettere in rapporto con quello che viene prima ma anche con quello che verrà poi. Particolari e frammenti di realtà, un viso, una mano, un lembo di veste. Corpi sezionati, esaminati a pezzi, osservati come oggetti d’amore. Per Pasolini in quei vetrini si consuma una folgorazione dove prende posto tutto il suo mondo futuro: la sua idea della Realtà come oggetto unico di attenzione, il bisogno di leggere sempre nei volti l’alterità, la diversità, la spinta a uscire fuori di sé per conoscere il mondo, e infine la carica erotica. Ogni film di Pasolini è progressivamente la costruzione di una bellezza che saccheggia ampie zone dell’arte italiana o europea per ridare dignità espressiva a ciò che non la avrebbe. I suoi film, complessivamente, disegnano una storia dell’arte in forma di cinema”.

Il filo conduttore del percorso espositivo è dato dai dipinti e dai  disegni dell’arte della grande tradizione italiana e internazionale e di quella contemporanea che Pasolini ha assorbito e rielaborato e reinventato nelle sue opere. Ogni sezione ha un tema centrale illustrato dalle riproduzioni pittoriche , dai testi di Pasolini che le accompagnano e da audiovisivi comprendenti sequenze dei suoi film e dei suoi interventi.

L’intera opera di Pasolini e il percorso del suo pensiero e del suo immaginario diventano così un suggestivo racconto visivo.

Simona Capellari

 



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